Richard è un bambino con dislessia lieve. Per le vacanze, oltre ai compiti di grammatica, dovrebbe leggere 2 libri: uno l'ha quasi finito, è "Il gabbiano Livingstone", un libro che parla di un gabbiano che insegna l'arte del volo ai suoi discepoli, considerati reietti e perciò esiliati dallo stormo; un libro molto bello che intreccia insegnamenti filosofici su come sentirsi davvero "liberi" dal giudizio altrui e poter "spiegare" le proprie ali anche quando non si è come gli altri vorrebbero. Attraverso questa storia si può far capire ai bambini con difficoltà di apprendimento che non è importante essere perfetti quanto raggiungere i propri obiettivi e cercare di dare il massimo in quello che si fa.
Mi rendo conto da subito che la lettura è difficoltosa e gli chiedo se vuole che legga al posto suo. Richard tenta di giustificarsi "sono stanco...", ..."ma come" gli ribatto: "alle 9 del mattino sei già stanco?" poi afferma "è che ogni tanto mi blocco", "non hai capito qualche parola?" e passo in rassegna alcune parole del testo per chiedergliene il significato; effettivamente non era tutto chiaro. Alla fine cede e mi consente di leggere al suo posto. Dall'espressione del suo viso appare demoralizzato, come se questo fatto fosse indecoroso per lui.
Sembra davvero che per questi bambini non riuscire a leggere per conto proprio sia umiliante. Non vogliono neppure sentir parlare di sintesi vocale tanto da farmi pensare che a scuola ci siano ancora molti pregiudizi sull'utilizzo di questi ausili.
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